Vignetta tratta da: "Come parlare della sessualità ai vostri figli". Piemme edizioni.
Il fatto. Roberta Vinerba da http://www.lavoce.it/index.php/2012/05/11/figli-di-genitori-emotivamente-e-sessualmente-immaturi/
I due adolescenti di Spoleto con le loro “effusioni” hanno avuto il loro quarto d’ora di celebrità, loro malgrado. Tutti ne hanno scritto, unanime lo sgomento, fra pochi giorni tutto sarà dimenticato. In questa vicenda io sto con i due ragazzi. E ci sto non perché condivida quello che hanno fatto, non perché voglia scusarli né definire “ragazzata” il “consumare” un rapporto sessuale entro le mura di un’aula scolastica mentre si svolge regolare lezione e sotto gli occhi dei compagni. Ritengo che questo sia un fatto gravissimo ma, al contempo, so bene che non è per niente isolato: prodezze di questo tipo vengono sovente “consumate” nei bagni delle scuole o negli anfratti dell’edificio scolastico.
La novità di Spoleto è che i due ragazzi sono stati scoperti e denunciati dagli stessi compagni, ma il resto è storia banalmente, tragicamente, usata. Non conosco i due adolescenti, non conosco le famiglie che, al solito, vengono definite “normali” dal preside dell’istituto. La mia riflessione inizia da questo fatto, ma non vuole giudicare nello specifico gli attori del dramma: voglio invece spiegare perché, quando accadono queste cose, io mi pongo dalla parte dei ragazzi e non mi straccio le vesti davanti alle loro intemperanze. Gli adolescenti sono incontinenti, lo sono sessualmente, perché prima di tutto lo sono emotivamente; non hanno dimestichezza con il desiderare, che in sé contiene l’idea di un progetto che si sviluppa nel tempo e che può costare fatica, sudore, perché avendo tutto e subito, sono abituati a parlare in termini di voglia che, di per sé, preme e chiede subito di essere soddisfatta. Non vengono educati a saper accogliere un rifiuto e ottengono, anche con la forza, quello che vogliono, come dimostra il fenomeno crescente degli stupri compiuti da adolescenti.
Questi ragazzi non sono alieni, sono figli nostri. Nostri perché sono lo specchio di una generazione di adulti emotivamente, sentimentalmente, sessualmente incontinenti, che fa di ogni capriccio un diritto, che grida alla violenza sulle donne, mentre vive - anche commercialmente parlando - sullo sfruttamento del corpo della donna. Una donna consenziente a questo, in ultimo, nella misura in cui declama il corpo come strumento.
Una generazione di adulti sconci e immaturi, che irride al pudore e alla castità: mi si spieghi allora perché questi ragazzi non dovrebbero sperimentare qualunque approccio sessuale negli stessi ambienti dove si insegna loro, invece che il linguaggio degli affetti, quello del “sesso sicuro”, ovvero come infilare “correttamente” un condom. Date certe premesse, bisogna avere il coraggio e l’onestà di accettarne le conseguenze, anche quando sono scomode.
Commento. Ritengo quanto scritto da Roberta Vinerba motivo di provocatoria riflessione importante. Non tanto per il suo portare “colpe” al sistema più che ai due ragazzi. Essi rimangono responsabili di una grossa sciocchezza, peraltro non condivisa dai compagni che li hanno denunciati. Non si tratta quindi di fare di un'erba un fascio, ma certo alcuni simili fatti recenti di cronaca fanno pensare. Certo che in passato queste notizie non avevano tanto spazio sulla stampa. Non so se per pudore o per cautela verso atti compiuti da minori. A volte penso che tutto questo sia un gatto che si morde la coda. Nell'esecrare il comportamento sempre inseriamo una matrice nascosta che finisce con esaltare quanto vorremmo correggere. E' il nostro perbenismo ipocrita?
La cosa migliore sarebbe stata, a mio parere, la discussione tra i ragazzi del fatto avvenuto, tra attori attivi e passivi, sotto la guida di uno psicologo esperto, lontano da quanti potenzialmente possono essere casse di risonanza verso un pubblico più “guardone” ed ipocrita che umanamente consapevole di una umanità in errore comportamentale.
Vediamo tuttavia di andare oltre il fatto di cronaca e ricondurlo ad una analisi comportamentale. In definitiva si tratta di un caso di sesso e trasgressione attuato in adolescenza, una età per sua natura di formazione in divenire, di prove ed errori. Nella fase confusiva e sperimentale che gli adolescenti vivono hanno difficoltà ad assecondare i processi di crescita naturale della coppia cioè la sublimazione del sesso in atti di amore reciproco, la sessualità genitale diventa l'unica modalità di relazione che riescono a vivere (peraltro è questa una condizione presente in molti adulti che malgrado l'età sono ancora affettivamentente immaturi). La ripetizione compulsiva della sessualità genitale cerca di colmare il vuoto di valore, di significato, di felicità che ancora non si è formata. La fase genitale della sessualità ha anche la funzione di conoscenza del proprio corpo e del suo funzionamento biologico nel provare piacere, e poi nel dare piacere. E' una fase importante nella costruzione che lentamente avverrà nel passaggio dall'io al noi che si verificherà nella costruzione della coppia. Come sappiamo questo passaggio, naturale, normale, universale, ha tempi di partenza nell'adolescenza e coinvolge l'individuo nella relazione personale, in quella relazionale con il gruppo dei pari, in quella della costruzione affettiva. Come sappiamo sono tappe che si realizzano con fasi differenti tra uomo e donna e che si esprimono anche nell'adulto con vissuti interiori psicologici differenti.
Possiamo dire che nella adolescenza il rapporto sessuale tende alla affermazione della propria identità sessuale e al prestigio personale e mima i modelli culturali dominanti. Bisogna però ricordare che l'adolescente fugge dalla realtà, vive la sua sessualità nell'immaginario. Questa fuga è fisiologica, ma rimanda ad una educazione alla relazione reale con l'altro. Indubbiamente le esperienze sessuali precoci ostacolano l'integrazione della genitalità con l'affettività e la stabilità richiesta dalla naturale relazione interpersonale di coppia. Tale dissociazione può persistere anche nella maturità impedendo una naturale integrazione tra eros e amore.
L'educazione all'affettività nasce in famiglia. Per un adolescente dovrebbe essere la chiave verso la sessualità di relazione con l'altro. La fase dell'eros come puro meccanismo biologico, pur presente e pressante, dovrebbe essere modulato da una connessione forte di affettività o almeno da una considerazione di valore che diviene riflessiva e profonda prima e dopo la pulsione genitale. Si dice genericamente che l'affettività la si apprende in famiglia dato che i genitori (oggi intesi non solo come genitori biologici, ma come riferimento di genitorialità) con il loro comportamento sono la fonte del modello affettivo per gli adolescenti. L'affettività è manifestazione pubblica della coppia, mentre l'eros è manifestazione privata. In famiglia l'adolescente vede e constata l'affettività e immagina l'eros genitoriale, mentre nella relazione con i coetanei e sul suo corpo sperimenta l'eros e immagina l'affettività. La fase confusiva troverà armonia solo successivamente nella costruzione della propria identità che sarà più unitaria e totalizzante nelle femmine e più separata nell'uomo (l'io e lui di Moravia) che tarderà a comprendere il “noi” della coppia.
Se non si è educati all'affettività, l'energia sessuale dell'adolescenza tenderà a prolungarsi in una lunga fase via via degradativa di puro bisogno personale che fanno della donna un oggetto di scambio e l'uomo un Peter Pan genitale. Conseguentemente la persona che non ha imparato ad amare l'altro viene spinta a fare sesso come unica modalità di relazione di cui è capace. Una modalità, anche adulta, amplificata dai media, pressante e corrente, basata sul narcisismo, l'opportunità, l'oggetto del piacere, il mercimonio, la violenza sessuale. Ovvero quella strada di declino e devianza che è alla base di adulti emotivamente e sessualmente immaturi. Eterni adolescenti fermi alla fase genitale del sesso.
E facciamo finta di scandalizzarci perché adolescenti fanno sesso nel posto sbagliato? Vinerba si chiede: “Sono figli di genitori emotivamente e sessualmente immaturi?” Una provocazione che fa riflettere.
Nota dedicata agli adolescenti che leggono il blog. L'identità sessuale nell'adolescenza. Il preadolescente si guarda allo specchio e dice: «chi sono io? Che effetto ho sull'altro sesso? » E' un momento delicato. E qui entra in gioco la co-educazione dei coetanei. L'ambiente extra-famigliare influisce enormemente. Nella prima adolescenza il linguaggio dell'appello sessuale è il disprezzo dell'altro sesso: la derisione dell'altro/a è una modalità di co-educazione alla diversità sessuale. Fino alla scuola elementare l'esperienza maschi/femmine tende a mettere in evidenza soprattutto le differenze su piano fisico-sportivo.
L'esperienza degli anni di I e II media vede maschi e femmine in separazione. Gruppi distinti e in continua polemica. Questo è bene:è un linguaggio in cui i maschi dicono che non appartengono al gruppo delle femmine, e viceversa: sono diversi nel modo di pensare, vivere, sentire la vita. E' un percorso di autoeducazione alla identità sessuale che mette in evidenza la diversità sessuale sul piano psicologico.
Verso la III media le cose cambiano: quella diversità che prima era vista come separazione senza possibilità di confusione ora diventa interessante: non più gruppi contrapposti ma gruppi che si sentono spinti a mischiarsi. Si scopre che qualcosa dentro la persona muove a comunicare con l'altro sesso non più per differenziarsi ma per integrarsi, completarsi: ora la tendenza è quella di star bene con i coetanei dell'altro sesso. La tappa educativa in questa fase è la conquista della gamma intermedia tra disprezzo dell'altro/a e pratica del sesso come accettazione e affermazione della propria identità sessuale. E' la conquista del linguaggio della affettività e dell'amore. Si impara a star bene con quelli dell'altro sesso, a comunicare affettivamente.
Nella fase adolescenziale inizia l'esperienza della autonomia e la ricerca della propria identità. E' necessario educarsi alla affettività nel rapporto interpersonale: rapporti paritari, leali, intimi, semplici. Più l'espressione affettiva interpersonale è ricca e più facilmente i rapporti sessuali trovano la loro collocazione morale. Gli adulti spesso rischiano di trovarsi quasi in competizione con gli adolescenti, spaventati dal confronto continuo che si trovano a gestire e nel quale loro sembra di essere perdenti, anche per la baldanza e l'entusiasmo così caratteristico della adolescenza. Spesso reagiscono negativamente, col rifiuto di capire la fatica e l'incertezza che anche gli adolescenti stanno sperimentando, ridicolizzandoli appena possibile attraverso la sottolineatura in negativo di ciò che essi vogliono mostrare di sé, oppure con l'indifferenza a ciò che essi stanno vivendo, il che li porta ad essere particolarmente autoritari ed intransigenti. Con effetti negativi. [Tratto e modificato da www.corsodireligione.it]